Un’etichetta, una storia: il Groppello e il Chiaretto

All’interno di Podere Selva Capuzza si trova Borgo San Donino, un complesso di appartamenti per vacanze il cui nome deriva dalla chiesa che sorge in esso, ovvero la chiesetta di San Donino, un piccolo gioiello risalente al 1280, in piena epoca romanica lombarda. È un luogo che custodisce non solo memoria spirituale, ma anche un patrimonio artistico fatto di simboli, pietra e silenzio. Tra i suoi dettagli architettonici emergono motivi decorativi di chiara matrice celtica: intrecci, nodi e spirali che raccontano una storia molto più antica delle sue mura.

GLI INTRECCI NELL’ARTE ROMANICO LOMBARDA

Nel Romanico lombardo del XIII secolo l’influenza di motivi decorativi di tipo celtico era ben presente, frutto di una lunga evoluzione culturale. Non si trattava di un fenomeno isolato, ma del risultato di stratificazioni successive: tradizioni gallo-romane, apporti longobardi e influssi provenienti dall’Europa romanica si sono fusi nel tempo, dando vita a un linguaggio ornamentale unico.

I motivi più diffusi sono i cosiddetti intrecci geometrici, veri e propri “nodi” che si rincorrono senza inizio né fine. Richiamano i modelli insulari di tradizione celtica, ma vengono reinterpretati dalle maestranze lombarde, come i celebri maestri comacini, che li adattano al proprio contesto artistico e simbolico.

Accanto agli intrecci troviamo spesso elementi di zoomorfismo: animali, creature fantastiche, talvolta draghi stilizzati, che si fondono con le linee decorative fino a diventare parte di un unico flusso ornamentale. È un’arte che non separa mai forma e significato: ogni linea è racconto, ogni curva è simbolo.

L’ultima ristrutturazione della chiesetta risale al 1911 e si ritiene che in quell’occasione siano stati ripresi i disegni originari. Tuttavia, trattandosi di un edificio di minore entità, le informazioni disponibili al riguardo sono piuttosto limitate.

DALLA PIETRA ALLA BOTTIGLIA

Tra i motivi decorativi presenti nella chiesetta di San Donino, ne abbiamo selezionato uno da adottare come simbolo identitario.

Non abbiamo creato nulla di nuovo: quel segno era già qui, inciso nella pietra da oltre sette secoli. Abbiamo semplicemente deciso di ascoltarlo.

Oggi quell’antico intreccio è diventato l’etichetta del nostro Riviera del Garda Classico Rosso Groppello. Una scelta che nasce dal desiderio di raccontare il territorio nella sua interezza: non solo la vite e il vino, ma anche la storia, l’arte e le radici culturali che rendono unico questo luogo.

UN SIMBOLO DI CONTINUITÀ

Come gli intrecci scolpiti nella pietra, anche il vino è il risultato di connessioni: tra terra e uomo, tra passato e presente, tra tradizione e innovazione. 

Un vitigno autoctono, vinificato come nel passato secondo pratiche tradizionali e autentiche: noi di Selva Capuzza produciamo il Groppello come lo facevano i nostri nonni, senza forzature e con una lavorazione esclusivamente in acciaio, per custodire e tramandare un sapere radicato nel territorio.

Il nodo celtico, con la sua linea continua, diventa così metafora del nostro lavoro: un filo che unisce generazioni, custodisce memoria e guarda al futuro.

Ogni bottiglia porta con sé un frammento di quella storia incisa nel 1280. Un’etichetta che non è solo estetica, ma racconto autentico di ciò che eravamo e di ciò che siamo.

Perché a volte basta osservare una pietra antica per capire che la nostra identità era già scritta, molto prima di essere imbottigliata.

Anche per il Riviera del Garda Classico Chiaretto abbiamo scelto un’immagine della chiesetta: i colori del simbolo ben si sposano con i riflessi rosa del chiaretto, creando un connubio armonioso.

Zoomorfismo nella chiesetta di San Donino