Cosa fare sul Lago di Garda in autunno: idee per un weekend tra vino, relax e borghi

Le temperature sono ancora miti, i vigneti regalano paesaggi bellissimi e si può visitare il territorio con un ritmo completamente diverso rispetto ai mesi estivi: ecco l'autunno sul lago di Garda!

Molti pensano al Lago di Garda come a una destinazione estiva. Noi qui a Podere Selva Capuzza invece, consigliamo spesso ai nostri ospiti di scoprirlo proprio in autunno. Perché è in quella stagione che si riesce a vivere con calma, senza fretta, assaporando davvero ciò che rende speciale questo angolo di territorio.

 

Scopri il territorio partendo da un calice di vino

Durante una visita alla nostra cantina, non vi accompagneremo semplicemente tra botti e vigneti: vi racconteremo perché queste colline danno vita a vini così diversi tra loro e cosa significa produrre vino qui, da generazioni. Le degustazioni sono tenute sotto il portico della cantina, circondati da vigneti e uliveti.

In autunno si tiene anche l’evento “Profumi di Mosto”: quest’anno la data sarà il 4 ottobre 2026. È necessaria la prenotazione cliccando qui.

Spesso gli ospiti arrivano conoscendo già il Lugana. Poi scoprono anche il San Martino della Battaglia, il Groppello e tante storie che difficilmente si trovano in una guida turistica.

vivi le colline moreniche

in bicicletta o a piedi

Le colline moreniche che circondano Desenzano del Garda sono uno degli angoli più autentici del territorio gardesano.

Tra vigneti, cipressi e strade panoramiche si sviluppano numerosi percorsi perfetti sia per chi ama camminare sia per chi preferisce esplorare il territorio in bicicletta. La più famosa è la Ciclovia del sole che parte da Peschiera del Garda e arriva fino a Mantova.

A Selva Capuzza, organizziamo tour guidati in bicicletta con una guida locale, anche accompagnati da corsi di cucina del territorio. Un’esperienza familiare e coinvolgente dove non manca la presenza dei nostri vini pluri-premiati e di una vecchia annata: perché i vini del nostro territorio sono ottimi quando giovani, ma con l’evoluzione in bottiglia regalano emozioni. Consultate qui il nostro calendario oppure contattateci per una proposta personalizzata.

Se invece vi piace camminare, potete raggiungere agevolmente il Monte Baldo per ammirare il suo foliage e avere il lago di Garda ai vostri piedi. Potete salire con la simpatica seggiovia Prada-Costabella, oppure con un facile sentiero in un paio d’ore. Saremo felici di darvi tutte le indicazioni necessarie per la vostra giornata di escursione.

L'autunno offre temperature ideali e paesaggi spettacolari, rendendo ogni escursione particolarmente piacevole. È il momento perfetto per fermarsi a fotografare i colori della stagione o concedersi un pranzo in una trattoria tipica.

La vista più bella? Quella che sorprende

C'è un luogo che consigliamo sempre, anche a chi si ferma soltanto un weekend.

La Torre di San Martino della Battaglia dista pochi minuti dalla nostra tenuta ed è uno di quei posti che riescono ancora a sorprendere. Si arriva per la sua storia legata al Risorgimento, e si rimane poi impressionati dal panorama: il Lago di Garda con le montagne sullo sfondo, le colline moreniche disegnate dai vigneti, i poderi, il vento. In autunno i colori rendono tutto ancora più intenso. Vale la pena salire fino in cima senza fretta, soffermandosi sugli affreschi della battaglia che proseguono per tutta la salita, come un antico dipinto immersivo. Lo sapete che l’idea della Croce Rossa è nata proprio qui? Se la risposta è no, dovete passare di qui per farvelo raccontare.

I borghi si scoprono meglio quando rallentano

Desenzano, Salò, Sirmione, Peschiera, Lazise: i borghi cambiano completamente ritmo dopo l'estate.

Concedetevi una passeggiata alle Grotte di Catullo, i resti della splendida villa romana sulla punta della penisola di Sirmione, affacciata sulle acque turchesi del lago e con le montagne a fare da cornice. I resti sono molto ben tenuti, altamente spettacolari, un set fotografico eterno. Potete poi passeggiare a Jamaica Beach, lastre di roccia bianca che circondano la penisola, creando l’effetto spiaggia caraibica. L’ideale per una passeggiata in qualsiasi stagione.

La strada gardesana, sia orientale che occidentale, è scorrevole in autunno, e offre la possibilità di percorrere la costa e fermarsi dove si preferisce. Non dimentichiamo anche i tipici borghi dell'entroterra, come Borghetto sul Mincio, Solferino e Castellaro Lagusello, oppure strade famose in tutto il mondo per la loro bellezza, come la strada della Forra, definita da Winston Churchill l'ottava meraviglia del mondo.

Photo Credit: Jacek Chachurski

Il lusso di non fare niente

Capita spesso che i nostri ospiti tornino dopo una giornata di visite e ci dicano la stessa cosa: "Domani vogliamo prendercela con calma."

È una filosofia che condividiamo.

Per questo siamo felici di offrire ai nostri ospiti uno sconto del 10% per QC Terme Palazzo Arzaga, a soli venti minuti da noi. Dopo una passeggiata o una degustazione, qualche ora tra piscine, saune e percorsi benessere diventa il modo perfetto per concludere la giornata.

L'autunno invita proprio a questo: rallentare, concedersi tempo e dimenticare gli orari.

A tavola, seguendo il ritmo della stagione

Una cena non è semplicemente l'ultimo appuntamento della giornata: è il momento in cui ci si siede, si chiacchiera e si ripercorrono le emozioni vissute durante la giornata. È il modo più autentico per chiudere una giornata sul Garda, con un buon piatto, un calice di vino e il tempo di godersi la compagnia.

Alla Cascina Capuzza, la cucina parte dalle materie prime del territorio e dalla loro stagionalità, con piatti che valorizzano i sapori dell'autunno senza rinunciare alla semplicità. Funghi, zucca, tartufo, carni selezionate, il nostro olio extravergine del Garda e prodotti locali trovano il loro equilibrio accanto ai vini della nostra cantina, in abbinamenti pensati per esaltare entrambe le esperienze.


L'autunno, per noi

Il foliage sulle pendici del Monte Baldo, i tramonti dai colori saturi, un calice di vino rosso, una gita in bicicletta con l’aria fresca sul viso: venite a scoprire i lati meno conosciuti del territorio e vi accorgerete che a volte non serve prendere un aereo per andare dall'altra parte del mondo per vedere meraviglie.

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Un’etichetta, una storia: i nostri Lugana

Per noi di Selva Capuzza, un vino come il Lugana, profondamente legato al territorio e capace di sorprendere nel tempo, anche l’etichetta non poteva essere un semplice elemento estetico: doveva diventare racconto, visione, promessa di evoluzione.

Il Lugana è un vino che sfida i luoghi comuni: non nasce per essere soltanto immediato, ma per crescere, maturare e trasformarsi. 

Con il passare degli anni sviluppa complessità, profondità e nuove sfumature aromatiche. Da qui è nato il concept che guida l’identità visiva della nostra linea: il tempo.

IL TEMPO COME SIMBOLO

Il tempo non è stato inteso come una linea retta, ma come un ciclo; un movimento continuo di trasformazione e ritorno, proprio come accade in natura. 

Proprio per questo, il simbolo che meglio rappresenta questa visione è il cerchio.

Il cerchio richiama gli anelli dei tronchi degli alberi, che custodiscono la memoria delle stagioni. 

Evoca il susseguirsi dei cicli solari e lunari, il ritmo della vendemmia, il riposo invernale della vite e la sua rinascita primaverile. 

Rimanda anche a visioni filosofiche e scientifiche in cui il tempo non è solo progressione, ma evoluzione ciclica, energia che si rinnova.

Da questa riflessione è nata un’identità grafica essenziale e simbolica, dove il cerchio diventa il filo conduttore delle tre espressioni del nostro Lugana.

LUGANA - L’ENERGIA DELLA CRESCITA

“Lugana” rappresenta l’inizio del percorso evolutivo, un vino fresco e immediato, simboleggiato anche dai colori verdolini della sua etichetta: in essa compaiono 7 cerchi, formati da linee verdi e accompagnati da piccole sfere verdi e gialle, posizionati nella parte inferiore sinistra. 

È un movimento che suggerisce sviluppo, potenzialità di evoluzione, energia che sta prendendo forma.

È l’espressione più immediata del tempo: quella della crescita continua.

LUGANA SELVA - L’EQUILIBRIO DELL’ORIGINE

Selva è il cuore della nostra storia, nato dal vigneto più vecchio, da cui tutto ha avuto origine. 

Qui il tempo non è solo crescita, ma memoria e stabilità.

Gli 11 cerchi centrali hanno un colore più intenso rispetto al Lugana, che suggerisce l’evoluzione.

I cerchi sono gialli con punti di riempimento bruni nelle intersezioni che evocano equilibrio e armonia. 

Le forme si incontrano, si completano, trovano un centro: è la maturità consapevole di un vino che conosce le proprie radici.

LUGANA RISERVA MENASASSO - LA CONCENTRAZIONE DEL TEMPO

Il Lugana Riserva Menasasso rappresenta il massimo potenziale evolutivo: è il tempo che si raccoglie, si approfondisce e si trasforma in materia e complessità.

In etichetta appaiono 13 cerchi, posizionati in alto a destra, che si riempiono progressivamente di colore verso il nucleo, con tonalità giallo ocra, circondato da tonalità brune: è l’evoluzione finale della cromia dei nostri Lugana a rappresentare la maturità.

Il movimento suggerisce un’energia che si raccoglie, una maturazione interiore che porta a profondità e struttura.

UN FILO CONDUTTORE: CERCHIO E TERRA

Gli elementi che uniscono le tre etichette sono il cerchio, simbolo del tempo, e il colore, dal verdolino, al giallo, all'ocra. 

Il giallo richiama simbolicamente l’argilla dei terreni che caratterizzano l’area del Lugana, componente fondamentale dell’identità del vino. 

Presente in tutte le etichette, seppur declinato in modi diversi, diventa il segno tangibile del legame con la terra.

Ogni bottiglia racconta così una fase diversa del tempo: crescita, equilibrio, maturazione. 

Tre momenti di un unico percorso, tre espressioni della stessa anima.

Perché il Lugana non è solo un vino da degustare nel presente, ma un vino da osservare mentre cambia. 

E la sua etichetta, come un orologio silenzioso, ne custodisce il ritmo.

Un’etichetta, una storia: il Groppello e il Chiaretto

All’interno di Podere Selva Capuzza si trova Borgo San Donino, un complesso di appartamenti per vacanze il cui nome deriva dalla chiesa che sorge in esso, ovvero la chiesetta di San Donino, un piccolo gioiello risalente al 1280, in piena epoca romanica lombarda. È un luogo che custodisce non solo memoria spirituale, ma anche un patrimonio artistico fatto di simboli, pietra e silenzio. Tra i suoi dettagli architettonici emergono motivi decorativi di chiara matrice celtica: intrecci, nodi e spirali che raccontano una storia molto più antica delle sue mura.

GLI INTRECCI NELL’ARTE ROMANICO LOMBARDA

Nel Romanico lombardo del XIII secolo l’influenza di motivi decorativi di tipo celtico era ben presente, frutto di una lunga evoluzione culturale. Non si trattava di un fenomeno isolato, ma del risultato di stratificazioni successive: tradizioni gallo-romane, apporti longobardi e influssi provenienti dall’Europa romanica si sono fusi nel tempo, dando vita a un linguaggio ornamentale unico.

I motivi più diffusi sono i cosiddetti intrecci geometrici, veri e propri “nodi” che si rincorrono senza inizio né fine. Richiamano i modelli insulari di tradizione celtica, ma vengono reinterpretati dalle maestranze lombarde, come i celebri maestri comacini, che li adattano al proprio contesto artistico e simbolico.

Accanto agli intrecci troviamo spesso elementi di zoomorfismo: animali, creature fantastiche, talvolta draghi stilizzati, che si fondono con le linee decorative fino a diventare parte di un unico flusso ornamentale. È un’arte che non separa mai forma e significato: ogni linea è racconto, ogni curva è simbolo.

L’ultima ristrutturazione della chiesetta risale al 1911 e si ritiene che in quell’occasione siano stati ripresi i disegni originari. Tuttavia, trattandosi di un edificio di minore entità, le informazioni disponibili al riguardo sono piuttosto limitate.

DALLA PIETRA ALLA BOTTIGLIA

Tra i motivi decorativi presenti nella chiesetta di San Donino, ne abbiamo selezionato uno da adottare come simbolo identitario.

Non abbiamo creato nulla di nuovo: quel segno era già qui, inciso nella pietra da oltre sette secoli. Abbiamo semplicemente deciso di ascoltarlo.

Oggi quell’antico intreccio è diventato l’etichetta del nostro Riviera del Garda Classico Rosso Groppello. Una scelta che nasce dal desiderio di raccontare il territorio nella sua interezza: non solo la vite e il vino, ma anche la storia, l’arte e le radici culturali che rendono unico questo luogo.

UN SIMBOLO DI CONTINUITÀ

Come gli intrecci scolpiti nella pietra, anche il vino è il risultato di connessioni: tra terra e uomo, tra passato e presente, tra tradizione e innovazione. 

Un vitigno autoctono, vinificato come nel passato secondo pratiche tradizionali e autentiche: noi di Selva Capuzza produciamo il Groppello come lo facevano i nostri nonni, senza forzature e con una lavorazione esclusivamente in acciaio, per custodire e tramandare un sapere radicato nel territorio.

Il nodo celtico, con la sua linea continua, diventa così metafora del nostro lavoro: un filo che unisce generazioni, custodisce memoria e guarda al futuro.

Ogni bottiglia porta con sé un frammento di quella storia incisa nel 1280. Un’etichetta che non è solo estetica, ma racconto autentico di ciò che eravamo e di ciò che siamo.

Perché a volte basta osservare una pietra antica per capire che la nostra identità era già scritta, molto prima di essere imbottigliata.

Anche per il Riviera del Garda Classico Chiaretto abbiamo scelto un’immagine della chiesetta: i colori del simbolo ben si sposano con i riflessi rosa del chiaretto, creando un connubio armonioso.

Zoomorfismo nella chiesetta di San Donino

Verticale Campo del Soglio, 26 ottobre 2023

Per la prima volta nella storia, la DOC San Martino della Battaglia ottiene i Tre Bicchieri del Gambero Rosso con il nostro Campo del Soglio 2022.
Il fatto che una delle DOC più piccole d'Italia si sia fatta notare e abbia avuto questo importante riconoscimento ci riempie di orgoglio. Nei decenni passati, questo vitigno ha rischiato l'estinzione: nel 2007, infatti, quando ci fu il cambio nome tra tocai e tuchì, eravamo l'unica cantina a coltivare questo prezioso vitigno. Negli anni '50 e '60 invece, metà vigneti di questa zona erano coltivati a Tocai, per poi vedere un' inversione di tendenza dettato dai gusti del momento e dall'esigenza di avere maggiori quantità di prodotto.

Aver portato questa piccola DOC al maggiore riconoscimento per il mondo delle guide in Italia è un fatto da festeggiare.

Per questo, giovedì 26 ottobre 2023 abbiamo dato vita a un evento unico: una verticale del nostro Campo del Soglio partendo dall'annata premiata e spingendoci fino al lontano 2003. Hanno partecipato i nostri maggiori sostenitori della zona. La degustazione è stata tenuta dal nostro Luca Formentini affiancato, come moderatore ed esperto, da Costantino Gabardi.

Il Tuchì della nostra azienda è stato creato proprio dall'antico vigneto che decenni fa era sotto la torre di San Martino, nella valle del Soglio, il vero clone del Tuchì locale. Buccia sottile, grappolo piccolo e spargolo, maturazione precoce e moderata acidità, fanno di lui un'uva stimolante da coltivare. Risente molto dell'andamento climatico della stagione e anche della posizione del vigneto. I terreni prevalentemente argillosi completano il palcoscenico dove il Tuchì sfoggia la sua arte.

2022: abbiamo iniziato con l'annata più giovane, che è anche quella premiata con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, oltre che della Rosa Oro per Viniplus Ais Lombardia.

È un vino già pieno e complesso, con profumi tropicali nonché sapidi, con sentori caldi e morbidi in bocca dati dalla bassa acidità. È un vino pronto e bilanciato tra la salinità e l'astringenza dell'alcol, che si presta ad abbinamenti culinari non scontati, come carni bianche, funghi o piatti di ispirazione asiatica.

2020: fu un'annata più fredda rispetto alla 2022, e questo si riflette nei profumi di questo 2020. Si distingue per la nota verde, per la tipica mandorla quasi amara, il sentore del nocciolo di pesca. Un vino elegante da gustare per molti anni a venire.

2018: annata fresca come la 2020 infatti ci si ritrova in alcuni dettagli di profumo, come la frutta secca della mandorla, nocciola e una nota di amaretto. Troviamo anche agrumi ed erbe aromatiche, una traccia salina che va sul sapido. I due anni in più lo portano anche verso sentori più evoluti di zafferano, cedro candito, una piacevole sensazione dolce ma fresca.

2015: fu un'annata mite, una buona annata. In questi otto anni, dentro le bottiglie di quest'annata si sono sviluppati sentori curiosi e intriganti. L'idrocarburo puro che si sente al naso è sicuramente un'evoluzione di un profumo di geranio, edera, una nota erbacea profonda che ha sviluppato questo nettare delizioso. È il vino che ha colpito di più per i profumi fuori dall'ordinario.

2013: annata fresca in primavera e calda d'estate. Bicchiere elegante in cui si riconosce il vitigno da cui è partita l'evoluzione, manifestando un'attaccatura al terroir che ci piace molto. Frutta matura ma delicata, albicocca, mandorla. Molto espressivo in bocca, caldo e morbido.

2006: gli anni sulle spalle di questo vino iniziano a essere molti. Si sente una nota ossidata ma nel complesso, consapevoli di ciò che stiamo degustando, funziona. Piacevole in bocca, con note di amaretto già ritrovate nelle annate precedenti e toni morbidi di glicerina. Troviamo altri sentori come l’assenzio, note officinali molto interessanti, croccante, torrone,

2003: annata arida. Questo vino è stato una sorpresa per tutti perché era praticamente senza difetti dopo 20 anni chiuso in bottiglia. Dorato carico, i suoi profumi parlano del nostro territorio, di noi. La mineralità spinta è supportata da note di pera nashi, spezie come la cannella e i chiodi di garofano. È morbido sia al naso che in bocca, con note di torrone, frutta secca, noce e, annata dopo annata, ancora lì dopo vent'anni, l'amaretto.

Il pomeriggio è volato, i presenti sono stati partecipanti attivi alla degustazione, attenti e curiosi nel riuscire ad afferrare profumi inusuali. A conclusione, la Cascina Capuzza ha offerto un piatto di risotto a tutti noi per chiudere in modo perfetto un pomeriggio diverso dal solito.

Questa degustazione non resterà un caso isolato: stiamo lavorando per organizzarne altre per condividere con tutti voi i profumi e le sfaccettature di quest'uva così preziosa e per noi speciale. Siamo ancora senza parole dalla gioia per questo premio inaspettato che ci ha dato la prova tangibile che stiamo lavorando nella direzione giusta.

Noi e l'ambiente, ora.

Da decenni, facciamo del nostro meglio per produrre vini rispettando l'ambiente in cui viviamo. Come da diversi anni abbiamo scritto nella pagina del nostro sito www.selvacapuzza.it “Noi e l'ambiente”, sono diversi i modi in cui agiamo per preservare le nostre terre. Nella stessa pagina, abbiamo preso posizione dicendo che per scelta non abbiamo preso la certificazione bio. “La responsabilità verso l’ambiente non termina attraverso l’ottenimento di una certificazione biologica.

Pensiamo che i nostri vini siano più ecosostenibili di molti sui quali è presente la certificazione biologica. “Biologico” ed “ecosostenibile” non sono solo una serie di pratiche da attuare nei confronti dell'ambiente ma sono e, secondo noi, devono essere, un atteggiamento di cura e attenzione all'essere umano e alla natura.

Nel concreto, da decenni non usiamo erbicidi, limitiamo il passaggio delle macchine tra i filari per mantenere vivo il terreno che lasciamo inerbito, abbiamo ridotto il peso delle bottiglie, monitorato l'impronta idrica e carbonica, utilizziamo metodi naturali per combattere i parassiti, come la confusione sessuale.

Se venite a trovarci a Podere Selva Capuzza, potete vedere tutto questo coi vostri occhi, soprattutto il nostro impegno per l'ambiente. Il 15% del podere, infatti, è dedicato alla biodiversità: vari boschetti, un laghetto, un uliveto. Tutto questo fa sì che la fauna trovi nel nostro podere un rifugio accogliente. Da alcuni anni, una famiglia di gheppi nidifica sul tetto della cantina, inoltre è facile vedere leprotti, scoiattoli, fagiani, abbiamo avvistato anche upupe, pettirossi e volpi. È bellissimo avere questo genere di fauna per il nostro podere.

Come per scelta non abbiamo mai preso la certificazione bio, altrettanto per scelta abbiamo aderito alla certificazione volontaria SQNPI, sistema di qualità nazionale di produzione integrata. Arrivati a un certo punto, non è più sufficiente dirci da soli che lavoriamo bene, ma è giusto provarlo. Il simbolo dell'ape, così fragile e da salvaguardare, come il nostro ambiente, ci è subito andato a genio. Dobbiamo in qualsiasi modo alzare la consapevolezza nei confronti dell'ambiente, della salvaguardia delle specie animali, della biodiversità. Ecco il nostro primo passo certificato. Per il resto, vi aspettiamo da noi per poter vivere tutto ciò che state leggendo.




Cena degustazione Lugana e Tuchì d'annata - Selvalovers

Sabato 18 dicembre 2021 finalmente abbiamo dato vita a un’idea che ci ronzava in testa da molto: una cena degustazione per i nostri “Selvalovers”!

Hanno partecipato a questa cena speciale alcuni dei nostri affezionati clienti dello shop online, della cantina e del ristorante. Il primo ringraziamento va a voi, che avete sfidato la nebbia per raggiungerci al calduccio della Cascina Capuzza.

Abbiamo creato un menù speciale in abbinamento a due vini molto particolari: il Campo del Soglio San Martino della Battaglia 2017 e il Lugana Selva sempre annata 2017.

È proprio il Campo del Soglio che ha affascinato tutti i commensali: le note minerali si sono evolute in intriganti sentori sulfurei e di idrocarburi, mantenendo una freschezza quasi citrina a confermare la lunga vita che questo vino ha ancora davanti a sé.

Vorremmo che questa cena diventasse un appuntamento annuale fisso: un momento in cui degustare insieme, conoscere altri winelover passando una piacevole serata, stappando bottiglie speciali. Cosa ne dite?

Il Vignaiolo Verde - I Migliori 100 Vini e Vignaioli d'Italia 2022

Nessun riconoscimento mi avrebbe fatto più piacere.

Grazie di cuore al Corriere della Sera, a Luciano Ferraro e Luca Gardini.

Ci sono ancora moltissime cose da fare per essere più sostenibili.

Continuiamo a cercarne sia a Podere Selva Capuzza che ovunque se ne veda la possibilità.

Verticale di San Martino - Profumi di Mosto 11 Ottobre 2020

Domenica 11 Ottobre 2020 abbiamo partecipato alla manifestazione “Profumi di Mosto”…

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…offrendo presso la cantina una verticale del nostro vino del cuore, il Tuchì, doc San Martino della Battaglia. Il meteo non ha aiutato questa nuova edizione dell’evento: abbiamo deciso quindi di degustare all’interno della cantina invece che nel portico come facciamo di solito.

Ne è risultata una mattinata molto piacevole, con l’atmosfera di un ritrovo tra amici in una taverna accogliente.

Le annate in degustazione sono state : 2019, 2018 2017, 2016.

Per riscaldarci un pò, abbiamo iniziato subito con la coppia delle annate più giovani, abbastanza simili tra di loro, con il tipico spettro olfattivo ampio ed elegante.

Il 2017 è stato un’esplosione di profumi innovativi ed eclettici: note sulfuree, idrocarburi, pietra focaia, ma non aggressiva, quasi delicata, sicuramente intrigante.

Il 2016 ha aggiunto un anno di esperienza in più al già eccellente 2017: note dorate di zagara e mandorle amare, insieme a una sapidità spinta che invitava a un secondo e terzo assaggio.

La verticale è stata molto apprezzata: è sempre affascinante confrontarsi con qualcosa di vivo, come il vino in questo caso, e ascoltare la sua storia.

Per quanto riguarda le vecchie annate dei nostri vini, presto ci saranno sorprese che siamo sicuri porteranno nuovo entusiasmo verso la longevità dei Lugana. Per rimanere sempre aggiornati, consultate il nostro sito oppure iscrivetevi alla newsletter! (massimo 3 all’anno)

Serata Ais Selva Capuzza

Una cinquantina di persone hanno partecipato il 17 settembre 2019 alla serata presso l'AIS Brescia in cui Luca Formentini presentava la sua azienda.

E' stata una serata istruttiva e familiare, didattica e dinamica. Luca non ha bisogno di prepararsi per questo genere di evento, una volta che prende parola trasporta il pubblico nel suo mondo fatto di venti, profumi, ricordi, oltre che di dati e fatti.

I partecipanti sono curiosi e formulano domande già da subito: come si emerge, come ci si differenzia oggi in una realtà del genere?

La famiglia Formentini produce vino da cento anni: esperienza e amore per il proprio lavoro (o missione) sono fondamentali.

Luca ricorda che trent'anni fa il Lugana era un vino difficile, duro, il graspo veniva macerato, i vinaccioli schiacciati, il vino doveva fare per forza la malolattica per risultare più gradevole al palato. In quel periodo, molti preferivano il San Martino, che allora aveva una superficie vitata pari a quella del Lugana. Poi è arrivata la pressatura soffice, il turismo, si è iniziato a preferire il Lugana per vari motivi, tra cui la longevità e la maggior produzione per ettaro. Il San Martino è comunque un vino che a molti è rimasto nel cuore, primo tra tutti proprio Luca, che ha ricordato quando da non ancora adolescente, andava ad aiutare a vendere quel vino in un chioschetto sotto la torre di San Martino, nelle domeniche d'estate, ai turisti che si avventuravano nelle dolci colline moreniche alla ricerca di un po' di storia. L'affetto dovrebbe essere reciproco, in quanto la Selva Capuzza ha sempre coltivato questo vitigno, il Tuchì, contribuendo a salvarlo dall'estinzione.

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La degustazione comporta due mini-verticali di Lugana Selva (annate 2018, 2013 e 2011) e San Martino della Battaglia (annate 2018,2015,2006)

Il filo conduttore dei vini sarà la sapidità, la mineralità e l'eleganza.

Il Selva 2018 ha una bella nota di fiori bianchi, che scompare nel 2013, lasciando posto a erbe agrumate, zafferano, un accenno di idrocarburo quasi salato. Il 2011 stupisce per la nota amaricante e mandorlata. Vini consistenti, pieni, da abbinare a un piatto fresco per compensare il tutto.

Passando al San Martino 2018, si nota un naso meno potente ma un corpo notevole. Il 2015 è già poesia, naso articolato, delicato in bocca, note vegetali ed erbacee che si intrecciano con punte balsamiche. Il 2006 ha lasciato i partecipanti piacevolmente colpiti: la maturazione è arrivata ad un momento estremo, profumi di arachidi tostate, nocciola, bocca intensa e straordinariamente pulita.

Abbiamo finito in dolcezza con il nostro passito “Lume”: sempre da uve Tuchì, annata 2015, tutto un mondo di profumi in un bicchiere. Perfettamente bilanciato tra dolcezza e acidità, presenta note di zagara, frutta cotta, mallo di noce, asparago. Dopo qualche minuto esce anche una nota più medicinale, un'evoluzione rapida nel bicchiere che ti fa davvero pensare di avere in mano un calice perfetto, dai mille profumi inebrianti.

Grazie all'Ais per il continuo sostegno e a tutti coloro che hanno partecipato alla serata.

L'oro liquido del lago di Garda

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Si è tenuta a Washington DC il 14 agosto 2019, la 43esima conferenza annuale presso la Society of Wine Educators. Il nostro Luca Formentini, in veste di Vice Presidente del consorzio Lugana, ha tenuto un’ interessante lezione e degustazione di vari Lugana.

Per leggere l’articolo completo a cura di Marilee Bostic cliccate qui

Premio Angelo Betti - Benemeriti della Viticultura

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Inoltre, durante il Vinitaly, il nostro Luca Formentini è stato premiato per la regione Lombardia col prestigioso “Premio Angelo Betti- Benemeriti della Viticultura”. Siamo onorati di aver ricevuto una così alta riconoscenza.