Racconto

Cosa fare sul Lago di Garda in autunno: idee per un weekend tra vino, relax e borghi

Le temperature sono ancora miti, i vigneti regalano paesaggi bellissimi e si può visitare il territorio con un ritmo completamente diverso rispetto ai mesi estivi: ecco l'autunno sul lago di Garda!

Molti pensano al Lago di Garda come a una destinazione estiva. Noi qui a Podere Selva Capuzza invece, consigliamo spesso ai nostri ospiti di scoprirlo proprio in autunno. Perché è in quella stagione che si riesce a vivere con calma, senza fretta, assaporando davvero ciò che rende speciale questo angolo di territorio.

 

Scopri il territorio partendo da un calice di vino

Durante una visita alla nostra cantina, non vi accompagneremo semplicemente tra botti e vigneti: vi racconteremo perché queste colline danno vita a vini così diversi tra loro e cosa significa produrre vino qui, da generazioni. Le degustazioni sono tenute sotto il portico della cantina, circondati da vigneti e uliveti.

In autunno si tiene anche l’evento “Profumi di Mosto”: quest’anno la data sarà il 4 ottobre 2026. È necessaria la prenotazione cliccando qui.

Spesso gli ospiti arrivano conoscendo già il Lugana. Poi scoprono anche il San Martino della Battaglia, il Groppello e tante storie che difficilmente si trovano in una guida turistica.

vivi le colline moreniche

in bicicletta o a piedi

Le colline moreniche che circondano Desenzano del Garda sono uno degli angoli più autentici del territorio gardesano.

Tra vigneti, cipressi e strade panoramiche si sviluppano numerosi percorsi perfetti sia per chi ama camminare sia per chi preferisce esplorare il territorio in bicicletta. La più famosa è la ciclabile del sole che parte da Peschiera del Garda e arriva fino a Mantova.

A Selva Capuzza, organizziamo tour guidati in bicicletta con una guida locale, anche accompagnati da corsi di cucina del territorio. Un’esperienza familiare e coinvolgente dove non manca la presenza dei nostri vini pluri-premiati e di una vecchia annata: perché i vini del nostro territorio sono ottimi quando giovani, ma con l’evoluzione in bottiglia regalano emozioni. Consultate qui il nostro calendario oppure contattateci per una proposta personalizzata.

Se invece vi piace camminare, potete raggiungere agevolmente il Monte Baldo per ammirare il suo foliage e avere il lago di Garda ai vostri piedi. Potete salire con la simpatica seggiovia Prada-Costabella, oppure con un facile sentiero in un paio d’ore. Saremo felici di darvi tutte le indicazioni necessarie per la vostra giornata di escursione.

L'autunno offre temperature ideali e paesaggi spettacolari, rendendo ogni escursione particolarmente piacevole. È il momento perfetto per fermarsi a fotografare i colori della stagione o concedersi un pranzo in una trattoria tipica.

La vista più bella? Quella che sorprende

C'è un luogo che consigliamo sempre, anche a chi si ferma soltanto un weekend.

La Torre di San Martino della Battaglia dista pochi minuti dalla nostra tenuta ed è uno di quei posti che riescono ancora a sorprendere. Si arriva per la sua storia legata al Risorgimento, e si rimane poi impressionati dal panorama: il Lago di Garda con le montagne sullo sfondo, le colline moreniche disegnate dai vigneti, i poderi, il vento. In autunno i colori rendono tutto ancora più intenso. Vale la pena salire fino in cima senza fretta, soffermandosi sugli affreschi della battaglia che proseguono per tutta la salita, come un antico dipinto immersivo. Lo sapete che l’idea della Croce Rossa è nata proprio qui? Se la risposta è no, dovete passare di qui per farvelo raccontare.

I borghi si scoprono meglio quando rallentano

Desenzano, Salò, Sirmione, Peschiera, Lazise: i borghi cambiano completamente ritmo dopo l'estate.

Concedetevi una passeggiata alle Grotte di Catullo, i resti della splendida villa romana sulla punta della penisola di Sirmione, affacciata sulle acque turchesi del lago e con le montagne a fare da cornice. I resti sono molto ben tenuti, altamente spettacolari, un set fotografico eterno. Potete poi passeggiare a Jamaica Beach, lastre di roccia bianca che circondano la penisola, creando l’effetto spiaggia caraibica. L’ideale per una passeggiata in qualsiasi stagione.

La strada gardesana, sia orientale che occidentale, è scorrevole in autunno, e offre la possibilità di percorrere la costa e fermarsi dove si preferisce. Non dimentichiamo anche i tipici borghi dell'entroterra, come Borghetto sul Mincio, Solferino e Castellaro Lagusello, oppure strade famose in tutto il mondo per la loro bellezza, come la strada della Forra, definita da Winston Churchill l'ottava meraviglia del mondo.

Il lusso di non fare niente

Capita spesso che i nostri ospiti tornino dopo una giornata di visite e ci dicano la stessa cosa: "Domani vogliamo prendercela con calma."

È una filosofia che condividiamo.

Per questo siamo felici di offrire ai nostri ospiti uno sconto del 10% per QC Terme Palazzo Arzaga, a soli venti minuti da noi. Dopo una passeggiata o una degustazione, qualche ora tra piscine, saune e percorsi benessere diventa il modo perfetto per concludere la giornata.

L'autunno invita proprio a questo: rallentare, concedersi tempo e dimenticare gli orari.

A tavola, seguendo il ritmo della stagione

Una cena non è semplicemente l'ultimo appuntamento della giornata: è il momento in cui ci si siede, si chiacchiera e si ripercorrono le emozioni vissute durante la giornata. È il modo più autentico per chiudere una giornata sul Garda, con un buon piatto, un calice di vino e il tempo di godersi la compagnia.

Alla Cascina Capuzza, la cucina parte dalle materie prime del territorio e dalla loro stagionalità, con piatti che valorizzano i sapori dell'autunno senza rinunciare alla semplicità. Funghi, zucca, tartufo, carni selezionate, il nostro olio extravergine del Garda e prodotti locali trovano il loro equilibrio accanto ai vini della nostra cantina, in abbinamenti pensati per esaltare entrambe le esperienze.


L'autunno, per noi

Il foliage sulle pendici del Monte Baldo, i tramonti dai colori saturi, un calice di vino rosso, una gita in bicicletta con l’aria fresca sul viso: venite a scoprire i lati meno conosciuti del territorio e vi accorgerete che a volte non serve prendere un aereo per andare dall'altra parte del mondo per vedere meraviglie.

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Un’etichetta, una storia: i nostri Lugana

Per noi di Selva Capuzza, un vino come il Lugana, profondamente legato al territorio e capace di sorprendere nel tempo, anche l’etichetta non poteva essere un semplice elemento estetico: doveva diventare racconto, visione, promessa di evoluzione.

Il Lugana è un vino che sfida i luoghi comuni: non nasce per essere soltanto immediato, ma per crescere, maturare e trasformarsi. 

Con il passare degli anni sviluppa complessità, profondità e nuove sfumature aromatiche. Da qui è nato il concept che guida l’identità visiva della nostra linea: il tempo.

IL TEMPO COME SIMBOLO

Il tempo non è stato inteso come una linea retta, ma come un ciclo; un movimento continuo di trasformazione e ritorno, proprio come accade in natura. 

Proprio per questo, il simbolo che meglio rappresenta questa visione è il cerchio.

Il cerchio richiama gli anelli dei tronchi degli alberi, che custodiscono la memoria delle stagioni. 

Evoca il susseguirsi dei cicli solari e lunari, il ritmo della vendemmia, il riposo invernale della vite e la sua rinascita primaverile. 

Rimanda anche a visioni filosofiche e scientifiche in cui il tempo non è solo progressione, ma evoluzione ciclica, energia che si rinnova.

Da questa riflessione è nata un’identità grafica essenziale e simbolica, dove il cerchio diventa il filo conduttore delle tre espressioni del nostro Lugana.

LUGANA - L’ENERGIA DELLA CRESCITA

“Lugana” rappresenta l’inizio del percorso evolutivo, un vino fresco e immediato, simboleggiato anche dai colori verdolini della sua etichetta: in essa compaiono 7 cerchi, formati da linee verdi e accompagnati da piccole sfere verdi e gialle, posizionati nella parte inferiore sinistra. 

È un movimento che suggerisce sviluppo, potenzialità di evoluzione, energia che sta prendendo forma.

È l’espressione più immediata del tempo: quella della crescita continua.

LUGANA SELVA - L’EQUILIBRIO DELL’ORIGINE

Selva è il cuore della nostra storia, nato dal vigneto più vecchio, da cui tutto ha avuto origine. 

Qui il tempo non è solo crescita, ma memoria e stabilità.

Gli 11 cerchi centrali hanno un colore più intenso rispetto al Lugana, che suggerisce l’evoluzione.

I cerchi sono gialli con punti di riempimento bruni nelle intersezioni che evocano equilibrio e armonia. 

Le forme si incontrano, si completano, trovano un centro: è la maturità consapevole di un vino che conosce le proprie radici.

LUGANA RISERVA MENASASSO - LA CONCENTRAZIONE DEL TEMPO

Il Lugana Riserva Menasasso rappresenta il massimo potenziale evolutivo: è il tempo che si raccoglie, si approfondisce e si trasforma in materia e complessità.

In etichetta appaiono 13 cerchi, posizionati in alto a destra, che si riempiono progressivamente di colore verso il nucleo, con tonalità giallo ocra, circondato da tonalità brune: è l’evoluzione finale della cromia dei nostri Lugana a rappresentare la maturità.

Il movimento suggerisce un’energia che si raccoglie, una maturazione interiore che porta a profondità e struttura.

UN FILO CONDUTTORE: CERCHIO E TERRA

Gli elementi che uniscono le tre etichette sono il cerchio, simbolo del tempo, e il colore, dal verdolino, al giallo, all'ocra. 

Il giallo richiama simbolicamente l’argilla dei terreni che caratterizzano l’area del Lugana, componente fondamentale dell’identità del vino. 

Presente in tutte le etichette, seppur declinato in modi diversi, diventa il segno tangibile del legame con la terra.

Ogni bottiglia racconta così una fase diversa del tempo: crescita, equilibrio, maturazione. 

Tre momenti di un unico percorso, tre espressioni della stessa anima.

Perché il Lugana non è solo un vino da degustare nel presente, ma un vino da osservare mentre cambia. 

E la sua etichetta, come un orologio silenzioso, ne custodisce il ritmo.

Un’etichetta, una storia: il Groppello e il Chiaretto

All’interno di Podere Selva Capuzza si trova Borgo San Donino, un complesso di appartamenti per vacanze il cui nome deriva dalla chiesa che sorge in esso, ovvero la chiesetta di San Donino, un piccolo gioiello risalente al 1280, in piena epoca romanica lombarda. È un luogo che custodisce non solo memoria spirituale, ma anche un patrimonio artistico fatto di simboli, pietra e silenzio. Tra i suoi dettagli architettonici emergono motivi decorativi di chiara matrice celtica: intrecci, nodi e spirali che raccontano una storia molto più antica delle sue mura.

GLI INTRECCI NELL’ARTE ROMANICO LOMBARDA

Nel Romanico lombardo del XIII secolo l’influenza di motivi decorativi di tipo celtico era ben presente, frutto di una lunga evoluzione culturale. Non si trattava di un fenomeno isolato, ma del risultato di stratificazioni successive: tradizioni gallo-romane, apporti longobardi e influssi provenienti dall’Europa romanica si sono fusi nel tempo, dando vita a un linguaggio ornamentale unico.

I motivi più diffusi sono i cosiddetti intrecci geometrici, veri e propri “nodi” che si rincorrono senza inizio né fine. Richiamano i modelli insulari di tradizione celtica, ma vengono reinterpretati dalle maestranze lombarde, come i celebri maestri comacini, che li adattano al proprio contesto artistico e simbolico.

Accanto agli intrecci troviamo spesso elementi di zoomorfismo: animali, creature fantastiche, talvolta draghi stilizzati, che si fondono con le linee decorative fino a diventare parte di un unico flusso ornamentale. È un’arte che non separa mai forma e significato: ogni linea è racconto, ogni curva è simbolo.

L’ultima ristrutturazione della chiesetta risale al 1911 e si ritiene che in quell’occasione siano stati ripresi i disegni originari. Tuttavia, trattandosi di un edificio di minore entità, le informazioni disponibili al riguardo sono piuttosto limitate.

DALLA PIETRA ALLA BOTTIGLIA

Tra i motivi decorativi presenti nella chiesetta di San Donino, ne abbiamo selezionato uno da adottare come simbolo identitario.

Non abbiamo creato nulla di nuovo: quel segno era già qui, inciso nella pietra da oltre sette secoli. Abbiamo semplicemente deciso di ascoltarlo.

Oggi quell’antico intreccio è diventato l’etichetta del nostro Riviera del Garda Classico Rosso Groppello. Una scelta che nasce dal desiderio di raccontare il territorio nella sua interezza: non solo la vite e il vino, ma anche la storia, l’arte e le radici culturali che rendono unico questo luogo.

UN SIMBOLO DI CONTINUITÀ

Come gli intrecci scolpiti nella pietra, anche il vino è il risultato di connessioni: tra terra e uomo, tra passato e presente, tra tradizione e innovazione. 

Un vitigno autoctono, vinificato come nel passato secondo pratiche tradizionali e autentiche: noi di Selva Capuzza produciamo il Groppello come lo facevano i nostri nonni, senza forzature e con una lavorazione esclusivamente in acciaio, per custodire e tramandare un sapere radicato nel territorio.

Il nodo celtico, con la sua linea continua, diventa così metafora del nostro lavoro: un filo che unisce generazioni, custodisce memoria e guarda al futuro.

Ogni bottiglia porta con sé un frammento di quella storia incisa nel 1280. Un’etichetta che non è solo estetica, ma racconto autentico di ciò che eravamo e di ciò che siamo.

Perché a volte basta osservare una pietra antica per capire che la nostra identità era già scritta, molto prima di essere imbottigliata.

Anche per il Riviera del Garda Classico Chiaretto abbiamo scelto un’immagine della chiesetta: i colori del simbolo ben si sposano con i riflessi rosa del chiaretto, creando un connubio armonioso.

Zoomorfismo nella chiesetta di San Donino

Le Leggende del Garda: Adelaide di Borgogna tra leggende e territorio. Con Simona Cremonini

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Attraverso il lago di Garda e le colline moreniche, nell’alto Medioevo si dipana la fuga della regina italiana Adelaide di Borgogna, prigioniera del crudele vassallo Berengario in una fortezza a Garda.

Della sua storia e delle numerose leggende del territorio di cui Adelaide è protagonista racconterà la scrittrice Simona Cremonini.

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Come le migliori storie, anche quella della Cascina Capuzza è un’avventura nata quasi per caso, un percorso fatto di piccoli passi e ricco di sorprese, frutto dell’amore e della passione che la famiglia Formentini ha sempre riposto nel territorio dell’entroterra gardesano.

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Dopo la prima lezione di giardinaggio per giardinieri anonimi rivoluzionari e la seconda lezione per giardinieri planetari, ecco l’atteso terzo incontro del “corso” di auto coltivazione botanico teatrale di Lorenza Zambon artista poliedrica, attrice e giardiniera allo stesso tempo.